﻿{"id":2309,"date":"2018-05-24T10:34:28","date_gmt":"2018-05-24T08:34:28","guid":{"rendered":"https:\/\/ambnewdelhi.esteri.it\/news\/dall_ambasciata\/2018\/05\/intervento-del-presidente-della\/"},"modified":"2018-05-24T10:34:28","modified_gmt":"2018-05-24T08:34:28","slug":"intervento-del-presidente-della","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ambnewdelhi.esteri.it\/it\/news\/dall_ambasciata\/2018\/05\/intervento-del-presidente-della\/","title":{"rendered":"Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all\u2019apertura della conferenza \u201cThe State of the Union 2018, solidariet\u00e0 in Europa\u201d, (Firenze, 10 maggio)"},"content":{"rendered":"<p>Signor Presidente d&#8217;Irlanda,<br \/>Signor Presidente dell&#8217;Istituto Universitario Europeo,<br \/>Autorit\u00e0,<br \/>Signore e Signori,<\/p>\n<p>Parlare dell&#8217;unione dell&#8217;Europa rappresenta di per s\u00e9, oggi, una sfida.<br \/>Nel turbamento del mondo, quanto apparirebbe necessario il ruolo di equilibrio svolto da un concerto di 27 Paesi, tanto si mostra ampio il divario tra l&#8217;essere e il dover essere di un&#8217;ampia comunit\u00e0 che trova la sua dimensione in uno spazio gi\u00e0 condiviso. Mai, dunque, come oggi appare urgente &#8220;unire&#8221;.<br \/>Eppure tanta parte dell&#8217;opinione pubblica del continente appare percorsa da sentimenti di disillusione, immemore del significato e dei risultati di un cammino prezioso e positivo, diretto a un traguardo che ha animato gli spiriti della giovent\u00f9 formatasi nel &#8216;900. Questa mancanza di consapevolezza si colloca al di fuori della visione della storia.<br \/>Sono grato al Presidente Dehousse dell&#8217;invito a partecipare all&#8217;ottava conferenza sullo Stato dell&#8217;Unione.<br \/>E&#8217; una occasione divenuta importante, grazie all&#8217;impegno dell&#8217;Istituto Universitario Europeo, dei suoi ricercatori e dei suoi vertici, che permette di aprire, ogni anno, un dibattito pubblico, serio e fondato, con ospiti di eccezione.<br \/>L&#8217;Italia \u00e8 orgogliosa che sia Firenze a ospitare l&#8217;Istituto Universitario Europeo che, da oltre quattro decenni, contribuisce all&#8217;approfondimento della dimensione accademica e culturale del processo di integrazione europea, con uno sguardo rivolto non solo al passato, vista la localizzazione presso l&#8217;Istituto della prima scuola europea di transnational governance, chiamata a svolgere compiti di formazione nelle aree tematiche che possono essere affrontate soltanto attraverso coordinate azioni multilaterali.<br \/>L&#8217;appuntamento di oggi trova spazio nel quadro delle manifestazioni che segnano il &#8220;compleanno dell&#8217;Europa&#8221;: la ricorrenza della Dichiarazione Schuman, origine di quel fecondo processo di integrazione continentale che qui, oggi, contribuiamo a celebrare.<br \/>E&#8217;, quella, una radice che rimane viva e forte, e l&#8217;attualit\u00e0 delle parole pronunciate dal grande statista francese, in quel 9 maggio 1950, \u00e8 evidente sin dall&#8217;incipit &#8220;la pace mondiale non sar\u00e0 salvaguardata senza degli sforzi creativi, all&#8217;altezza dei pericoli che la minacciano&#8221;.<br \/>Un monito coraggioso, da chi aveva compreso l&#8217;entit\u00e0 dei cimenti di fronte ai quali si trovava l&#8217;Europa, e, al contempo, aveva meditato le chiavi per superarli: solidariet\u00e0 e visione storica.<br \/>&#8220;L&#8217;Europa non si far\u00e0 di colpo&#8221; egli scrisse &#8220;n\u00e9 con una costruzione d&#8217;insieme: essa si far\u00e0 attraverso realizzazioni concrete, creando prima di tutto una solidariet\u00e0 di fatto&#8221;.<br \/>La forza di queste parole attraversa la storia degli ultimi settant&#8217;anni per giungere sino a noi. Per dirci come gi\u00e0 nell&#8217;atto di nascita dell&#8217;Unione fosse centrale questa consegna.<br \/>Una solidariet\u00e0 non astratta, affidata alla aridit\u00e0 delle parole di un Trattato, ma sostanza attiva dell&#8217;intero processo che si stava coraggiosamente intraprendendo.<br \/>Se \u00e8 stata la solidariet\u00e0 a rendere possibile l&#8217;avvio della nostra unione, non \u00e8 senza significato tornare a quel legame &#8211; quasi primordiale &#8211; per affrontare i problemi odierni.<br \/>Lo \u00e8 a maggior ragione in un contesto che vede crisi interne e internazionali, instabilit\u00e0 diffuse e venti di guerra, scuotere l&#8217;edificio europeo, rendendo esitante ogni ulteriore passo verso l&#8217;integrazione maggiore.<br \/>La operosa solidariet\u00e0 degli esordi sembra, infatti, essersi trasformata in una stagnante indifferenza, in una sfiducia diffusasi, pervasivamente, a tutti i livelli, portando opinioni pubbliche, Governi, Istituzioni comuni, a diffidare, in misura crescente, l&#8217;uno dell&#8217;altro.<br \/>Non possiamo ignorare questo stato di fatto, n\u00e9 sottacere quanto sia diffusa, fra i cittadini europei, la convinzione che il progetto comune abbia perso la sua capacit\u00e0 di poter realmente venire incontro alle aspettative crescenti di larghi strati della popolazione; e che non riesca pi\u00f9 ad assicurare adeguatamente protezione, sicurezza, lavoro, crescita per i singoli e le comunit\u00e0.<br \/>Con una contraddizione singolare, che vede gonfiarsi, simultaneamente, le attese dei cittadini e lo scetticismo circa la capacit\u00e0 dell&#8217;Europa di corrispondervi.<br \/>Numerosi concittadini europei hanno smesso di pensare che l&#8217;Europa possa risolvere &#8211; nell&#8217;immediato o in prospettiva &#8211; i loro problemi. Vedono sempre meno nelle istituzioni di Bruxelles un interlocutore vantaggioso, rifugiandosi in un orizzonte puramente domestico, nutrito di una illusione: pensare che i fenomeni globali che pi\u00f9 colpiscono possano essere affrontati al livello nazionale.<br \/>Una situazione paradossale, se pensiamo che oltre tre successive generazioni non hanno conosciuto, grazie all&#8217;integrazione, il dramma della guerra, che ha lambito e lambisce i confini dell&#8217;Unione. Basti pensare ai Balcani pochi anni addietro, alla crisi ucraina, ai conflitti nella regione del Nord Africa e del Medio Oriente.<br \/>Tutti sanno che nessuna delle grandi sfide, alle quali il nostro continente \u00e8 oggi esposto, pu\u00f2 essere affrontata da un qualunque Paese membro dell&#8217;Unione, preso singolarmente, quale che sia la sua dimensione.<br \/>Non lo sono quelle rappresentate dalle tensioni alle nostre frontiere settentrionali e meridionali, o l&#8217;instabilit\u00e0 prodotta da improvvise e inaspettate misure che rischiano di scatenare guerre commerciali negative per tutti. E neppure quelle relative all&#8217;energia, al cambiamento climatico, alla rivoluzione digitale, alle disuguaglianze economiche, al contrasto al terrorismo e a fenomeni sempre pi\u00f9 subdoli e insidiosi di criminalit\u00e0 organizzata, all&#8217;epocale fenomeno migratorio.<br \/>La sicurezza e il progresso di qualsiasi societ\u00e0 si basano sul principio della mutualit\u00e0 tra i suoi membri. E&#8217; questo il senso della solidariet\u00e0: sapere di poter contare, quando non bastano le proprie forze, sull&#8217;aiuto del vicino.<br \/>Ebbene, milioni di persone sono in fuga dai loro luoghi d&#8217;origine; incombono una criminalit\u00e0 i cui proventi superano il PIL di molti Stati e una minaccia terroristica che dilaga fulminea a partire dal web, indipendentemente da qualsiasi frontiera.<br \/>Di fronte a tutto questo, pensare di farcela da soli \u00e8 pura illusione o, peggio, inganno consapevole delle opinioni pubbliche.<br \/>L&#8217;irrilevanza delle politiche di ciascun singolo Paese europeo, fuori dal quadro di riferimento continentale, emergerebbe immediatamente.<br \/>Per affermare reale sovranit\u00e0 sul terreno dei diritti e delle libert\u00e0 dei cittadini e su quello della cornice di sicurezza in cui organizzare la propria vita.<br \/>Per governare in modo appropriato la &#8220;frontiera europea&#8221; con efficacia e umanit\u00e0.<br \/>Per assicurare la nostra sovranit\u00e0 alimentare e quella sul terreno della digitalizzazione, della gestione dei &#8220;big data&#8221;.<br \/>La risposta a tutti questi difficili test \u00e8 una sola: Unione Europea.<\/p>\n<p>Signor Presidente,<br \/>Signore e Signori,<br \/>I padri fondatori &#8211; De Gasperi, Schuman, Adenauer, Monnet, Spaak, e altri &#8211; furono uniti dalla solidariet\u00e0 che proveniva da un compito comune: rifondare le loro comunit\u00e0 travolte dagli orrori della guerra nazi-fascista.<br \/>Un compito che aveva bisogno di ben poche spiegazioni. L&#8217;Europa doveva ritrovare il proprio percorso dopo la stagione buia delle dittature.<br \/>Due guerre devastanti e milioni di morti avevano reso chiarissima, a ogni singolo cittadino, l&#8217;esigenza di affidare la difesa della pace e della stessa libert\u00e0 individuale e collettiva alla scelta di mettere in comune il futuro degli europei, con un livello di garanzia superiore rispetto a quello offerto dai singoli Paesi.<br \/>Una doppia garanzia costruita nei fatti in questi decenni, sino alla cittadinanza europea e al Trattato di Lisbona.<br \/>Nessun equivoco era possibile, nel 1948, di fronte a un mondo sconvolto dalla guerra e nel quale la logica dei blocchi stava gi\u00e0 prendendo il sopravvento.<br \/>La difesa delle conquiste che rappresentavano, e ancora rappresentano, il patrimonio pi\u00f9 grande della nostra storia &#8211; la libert\u00e0, lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti dei singoli e delle collettivit\u00e0, il modello economico &#8220;europeo&#8221; basato sulla libert\u00e0 di impresa e su ampie tutele per i lavoratori &#8211; sollecitava fortemente l&#8217;avvio di un percorso di progressiva integrazione fra i Paesi del nostro Continente.<br \/>Sulle frontiere, sulle tradizioni nazionali, prevalevano i valori unificanti che avevano portato, con solidariet\u00e0, i popoli a lottare insieme per affermare il loro rifiuto di essere meri sudditi o meccanismi ciechi di apparati bellici, confermandosi, invece, persone consapevoli, con la loro dignit\u00e0 umana integra, che nessuno Stato avrebbe pi\u00f9 potuto violare impunemente. Questa la solidariet\u00e0 autentica costruita tra la gente.<br \/>Una solidariet\u00e0 che voleva lasciarsi definitivamente alle spalle la matematica dei torti e delle ragioni di due devastanti guerre mondiali.<br \/>Questa visione, e la sua partecipe e attiva condivisione da parte dei cittadini, ci hanno portati lontano.<br \/>Oggi siamo giunti a un punto cruciale nel percorso di integrazione, quello nel quale i diritti di cittadinanza espressi sin qui nelle sovranit\u00e0 individuali degli Stati, si trasfondono sempre pi\u00f9 in quella collettiva dell&#8217;Unione, fondendosi in un unicum irreversibile.<br \/>Abbiamo una moneta capace di costituire un punto di riferimento concreto sul piano internazionale, un ruolo che nessuna moneta nazionale potrebbe svolgere.<br \/>Siamo finalmente tornati a lavorare concretamente a strumenti di difesa e di politica estera comuni e coerenti con le esigenze dei nostri Paesi, in una fase che deve registrare un dichiarato affievolimento dell&#8217;impegno del maggior alleato transatlantico e vede scatenarsi l&#8217;offensiva del terrorismo.<br \/>Stiamo perseguendo una politica di indipendenza e di qualit\u00e0 sul piano dell&#8217;energia che render\u00e0 l&#8217;Europa meno assoggettata a singoli fornitori.<br \/>Vogliamo affermare regole ambientali al pi\u00f9 alto livello degli standard internazionali, a protezione della salute dei cittadini e del futuro del pianeta.<br \/>Tutto questo intorno a un&#8217;integrazione dei mercati dei beni, dei servizi e dei capitali che ha reso pi\u00f9 prosperi i nostri popoli.<br \/>Pi\u00f9 sicuri che nel dopoguerra, pi\u00f9 liberi che nel dopoguerra, pi\u00f9 benestanti che nel dopoguerra, rischiamo di apparire oggi privi di determinazione rispetto alle sfide che dobbiamo affrontare. E qualcuno, di fronte a un cammino che \u00e8 divenuto gravoso, cede alla tentazione di cercare in formule ottocentesche la soluzione ai problemi degli anni 2000.<br \/>Basterebbe ancora un breve tratto di strada per mettere l&#8217;intera costruzione al riparo da tali minacce, ma &#8211; va detto &#8211; che basta ancor meno per minarne le fondamenta.<br \/>Cosa abbiamo trascurato? Perch\u00e9 lo slancio sembra essersi esaurito? Perch\u00e9 il concetto stesso di solidariet\u00e0 viene cos\u00ec facilmente ripudiato nei fatti, spesso da coloro che sono i primi a fruire e ad avere fruito della solidariet\u00e0 degli altri?<br \/>Forse non ci rendiamo conto a sufficienza di come gli &#8220;altri&#8221;, gli &#8220;extra-europei&#8221;, a differenza di alcuni fra noi, ci vedano e percepiscano in modo crescente come Europa e non pi\u00f9 come singole realt\u00e0 distinte. Forse stiamo dimenticando che l&#8217;Europa e la sua civilt\u00e0, nella loro ricchezza, sono irriducibili alla dimensione di un solo Paese o gruppo di Paesi. All&#8217;Unione potremmo applicare la definizione dello storico francese Ernest Renan che si interrogava su che cosa fosse una Nazione. Rispondeva: &#8220;una Nazione \u00e8 un&#8217;anima, un principio spirituale&#8230;una grande solidariet\u00e0&#8230;un patrimonio&#8230;\u00e8 un plebiscito di tutti i giorni&#8221;.<br \/>Questo plebiscito europeo non intendiamo perderlo!<br \/>E&#8217; mancata, dunque, una capacit\u00e0 di autocoscienza, nonostante il prezioso lavoro compiuto.<br \/>Forse, con il passare degli anni, abbiamo dato per scontato &#8211; con colpevole superficialit\u00e0 &#8211; che le nuove generazioni, le nuove classi dirigenti, potessero continuare a percepire con la medesima forza &#8211; mentre i ricordi dei tremendi lutti del passato si affievolivano nella memoria collettiva &#8211; la qualit\u00e0 del &#8220;modello europeo&#8221; e del ruolo centrale che, in esso, assume la solidariet\u00e0.<br \/>Forse non abbiamo chiaro a sufficienza che tutto ci\u00f2 che abbiamo costruito, i progressi che con fatica e pazienza abbiamo conseguito in questi anni, trovano una loro sistemazione logica e coerente unicamente nell&#8217;essere inseriti nel nostro comune modello di societ\u00e0.<br \/>Una societ\u00e0 basata sulla reciproca garanzia prestata a un&#8217;area in cui si afferma lo Stato di diritto e tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Una societ\u00e0 pacifica, libera, aperta e rispettosa, che vuole agire in un sistema di relazioni internazionali fondato sul dialogo con tutti i principali attori internazionali.<br \/>E&#8217; questo &#8211; senza l&#8217;esclusione di nessuna sua componente &#8211; il modello di democrazia liberale al quale abbiamo invitato a partecipare quei Paesi che per lunghi anni la divisione in blocchi aveva escluso dalla dialettica di integrazione. E&#8217; questo il modello di societ\u00e0 che proponiamo quando parliamo di allargamento e di vicinato, e che auspichiamo possa radicarsi sempre pi\u00f9 anche al di fuori del nostro Continente.<\/p>\n<p>Signor Presidente,<br \/>Signore e Signori,<br \/>\u00e8 evidente come l&#8217;Europa abbia bisogno di saper governare i problemi dell&#8217;oggi con la forza delle proprie radici e gli ideali della sua storia.<br \/>Questa \u00e8 una responsabilit\u00e0 centrale per le leadership politiche di tutti i Paesi europei. Troppo spesso &#8211; e per troppi anni &#8211; l&#8217;Europa, in una narrativa superficiale e comune alla generalit\u00e0 dei Paesi membri, \u00e8 stata rappresentata come un&#8217;entit\u00e0 burocratica, complessa e scarsamente intellegibile, alla quale addossare la responsabilit\u00e0 di misure impopolari e dell&#8217;allontanamento delle comunit\u00e0 locali dalle proprie tradizioni e dai propri costumi, in nome dell&#8217;integrazione.<br \/>In realt\u00e0 le scelte, anche quelle discutibili, sono sempre state frutto del confronto democratico tra i governi in sede di Consiglio Europeo, con il concorso del Parlamento Europeo.<br \/>Certamente l&#8217;introduzione di talune misure e l&#8217;avvio di alcune politiche avrebbero potuto e dovuto essere pi\u00f9 attente alle specifiche problematiche e sensibilit\u00e0 nazionali e poter puntare su obiettivi di coesione sociale accanto a quelli di risanamento dei conti pubblici.<br \/>E&#8217;, tuttavia, proprio responsabilit\u00e0 primaria delle classi dirigenti nazionali saper illustrare come l&#8217;integrazione di un singolo settore risponda proprio al principio di solidariet\u00e0, a una logica di pi\u00f9 ampio respiro, a un &#8220;disegno forte&#8221; nel quale pace, benessere e prosperit\u00e0 nascono dall&#8217;abbandono di singoli vantaggi settoriali per condividerne di pi\u00f9 importanti, per avviarsi su di un sentiero virtuoso comune, in cui tutti sono protagonisti.<br \/>Si tratta di un&#8217;azione da condurre senza ritardi: le Istituzioni europee e gli Stati membri dovrebbero dedicare ben maggiore impegno a un&#8217;opera di capillare e duratura istruzione sulle &#8220;ragioni profonde&#8221; dell&#8217;Europa.<br \/>Un&#8217;opera che nasca dalla scuola, dalla formazione gi\u00e0 nelle prime classi, per proseguire lungo tutto il curriculum scolastico sino all&#8217;Universit\u00e0, ove l&#8217;Erasmus &#8211; e gli altri programmi di mobilit\u00e0 giovanile &#8211; gi\u00e0 svolgono un ruolo di grande importanza.<br \/>La possibilit\u00e0 di rafforzarne le potenzialit\u00e0, affiancando ad essi lo sviluppo di vere e proprie Universit\u00e0 europee andrebbe rapidamente approfondita.<br \/>E&#8217; da qui che occorre partire per avviare una riscoperta dell&#8217;Europa come di &#8220;un grande disegno&#8221; sottraendoci all&#8217;egemonia di particolarismi senza futuro e di una narrativa sovranista pronta a proporre soluzioni tanto seducenti quanto inattuabili, certa comunque di poterne addossare l&#8217;impraticabilit\u00e0 all&#8217;Unione.<br \/>La riscoperta del &#8220;disegno grande&#8221;, tuttavia, non pu\u00f2 costituire esclusivamente una &#8220;risposta&#8221; di corto respiro alla miopia di queste visioni.<br \/>Essa deve, in primo luogo, consentirci, di riattivare la linfa vitale della costruzione europea, il suo senso profondo, la solidariet\u00e0 fra popoli, Paesi e Istituzioni, permettendoci di ridare slancio al processo di integrazione per produrre nuovi e duraturi vantaggi collettivi, secondo le linee tracciate poco pi\u00f9 di un anno fa nella dichiarazione di Roma poco pi\u00f9 di un anno addietro.<br \/>E&#8217; da questo testo, da tutti sottoscritto, che occorre ripartire. Senza integrazione non vi saranno benefici nazionali, ma soltanto maggiore irrilevanza dei singoli Paesi di fronte a un resto del mondo che cresce a un ritmo tumultuoso e nel quale attori, un tempo marginali, guadagnano posizioni di grande rilevanza, inediti.<\/p>\n<p>Signor Presidente,<br \/>Signore e Signori,<br \/>credo sia opportuno menzionare un&#8217;altra circostanza che ha contribuito ad appannare l&#8217;immagine dell&#8217;Europa agli occhi della pubblica opinione.<br \/>L&#8217;enfasi prestata in modo incondizionato negli ultimi anni &#8211; da Maastricht in poi &#8211; agli aspetti esclusivamente economici dell&#8217;integrazione, pur se pienamente coerenti con il percorso di sviluppo e forieri di importanti risultati, ha probabilmente contribuito al rafforzarsi di una &#8220;narrativa&#8221; negativa.<br \/>Quella di un&#8217;Europa lontana, descritta in modo quasi caricaturale come l&#8217;Europa delle banche e dei banchieri, impegnata in una costruzione avulsa dalla sensibilit\u00e0 e dalle necessit\u00e0 del demos europeo, nella quale &#8211; tra l&#8217;altro &#8211; gli elementi di pur corretto rigore, necessario, non sono stati controbilanciati da elementi atti a far percepire l&#8217;efficacia della propria attivit\u00e0 in tanti altri ambiti.<br \/>Il Manifesto di Ventotene &#8211; punto di riferimento culturale da non dimenticare &#8211; continua a ricordarci, come l&#8217;economia debba essere parte di una visione politica del percorso di integrazione. La regolamentazione dei mercati, le norme sulla moneta, le regole della concorrenza, non possono che essere concepite, infatti, come funzionali strumentali alla libert\u00e0 e alla crescita, al conseguimento di un obiettivo politico generale, quello del miglioramento del benessere complessivo della societ\u00e0, e non come un punto di arrivo.<br \/>I grandi avanzamenti conseguiti sul piano dell&#8217;economia, della moneta e della finanza, devono essere accompagnati in modo coerente dal parallelo sviluppo di un pilastro sociale, in modo da rendere evidenti, nei confronti dell&#8217;opinione pubblica europea, la loro strumentalit\u00e0 rispetto al &#8220;disegno grande&#8221;.<br \/>Il contributo dato da rilevanti istituzioni dell&#8217;Unione, come la Banca Centrale Europea, con una saggia politica di accompagnamento della ripresa economica, va messo in luce.<br \/>Nonostante il suo mandato comprenda, a differenza di Banche centrali nazionali, esclusivamente l&#8217;obiettivo di una accurata gestione della stabilit\u00e0 monetaria, sarebbe arbitrario non voler riconoscere questo ruolo importante.<br \/>E la gestione della moneta comune cos&#8217;\u00e8 se non l&#8217;espressione di una forte solidariet\u00e0 tra i Paesi dell&#8217;Eurozona, esempio concreto per tutti gli altri?<br \/>E&#8217; quella solidariet\u00e0 a cerchi concentrici che non lascia indietro mai nessuno, bens\u00ec tiene la porta aperta, rispettando, insieme, l&#8217;ambizione di coloro che vogliono progredire e il ritmo di coloro che ancora non si ritengono pronti per scelte pi\u00f9 stringenti.<br \/>E&#8217; la mutualizzazione che dai principi della libera circolazione delle persone, dei beni, dei servizi, \u00e8 passata per la moneta e ora coinvolge i principi dello Stato di diritto e la gestione della giustizia, la difesa e la politica estera e deve allargarsi sempre pi\u00f9 alla cultura e alla formazione. E&#8217; quella solidariet\u00e0 che, attraverso l&#8217;esperienza dei Fondi europei di sviluppo e coesione ha fatto assumere in comune il problema delle disuguaglianze e delle aree territoriali svantaggiate, per combatterne gli effetti.<\/p>\n<p>Signor Presidente,<br \/>Signore e Signori,<br \/>la sofisticata architettura europea ha bisogno di un&#8217;opera di continua e attenta manutenzione, per preservare Istituzioni solide, pervase dello spirito solidaristico che animava i padri fondatori e consapevoli delle prove che abbiamo di fronte.<br \/>L&#8217;impetuoso dipanarsi degli eventi, sul piano interno dei singoli Paesi e nelle relazioni internazionali \u00e8, infatti, costellato di sfide: la capacit\u00e0 di rispondere ad esse decider\u00e0 del nostro futuro.<br \/>Assistiamo a crisi che si approssimano sempre pi\u00f9 ai nostri confini: come evitare che le nostre societ\u00e0, la nostra libert\u00e0, il nostro benessere siano sotto assedio, senza che l&#8217;Unione abbia gli strumenti per esprimere posizioni unitarie, all&#8217;altezza dei principi che ne ispirano l&#8217;esistenza e al peso politico della sua economia?<br \/>Dobbiamo allargare l&#8217;area di stabilit\u00e0 e di condivisione dei nostri principi mentre, invece, spesso stiamo procedendo con passo esitante nei confronti dell&#8217;allargamento ai Balcani Occidentali, laddove la prospettiva europea appare l&#8217;unica in grado di scongiurare tanto pericolosi ritorni al passato quanto la creazione di sfere di influenza esterne, fonte di instabilit\u00e0 per tutta l&#8217;Unione, perch\u00e9 basate su impianti valoriali radicalmente diversi dal nostro.<br \/>La solidariet\u00e0 sul piano della sicurezza, l&#8217;integrazione militare, non possono essere disgiunti da obiettivi di solidariet\u00e0 civile e politica.<br \/>Auspico che, anche su questo tema, sia a Bruxelles sia nei Paesi dell&#8217;area possano essere assunte decisioni coraggiose e lungimiranti.<\/p>\n<p>Signor Presidente,<br \/>Signore e Signori,<br \/>all&#8217;interno dell&#8217;Unione, dossier centrali attendono ormai da tempo di essere affrontati con risolutezza, primi fra tutti la riforma del sistema di Dublino e l&#8217;Unione bancaria.<br \/>Si tratta di questioni chiave per il nostro futuro, ma che non troveranno soluzione soddisfacente &#8211; e rimarranno anzi bloccati &#8211; se non risolte all&#8217;interno di un quadro di rinnovata solidariet\u00e0, nel quale la ricomposizione di sovranit\u00e0 al livello europeo sia percepita come un&#8217;ovvia necessit\u00e0, parte di un disegno generale, i cui benefici complessivi saranno alla fine, e per tutti, maggiori.<br \/>E&#8217; la logica &#8220;win win&#8221; che deve prevalere su quella dei vincitori e dei vinti sui singoli dossier dell&#8217;Unione: quest&#8217;ultima non pu\u00f2 far parte del patrimonio ideale dell&#8217;Unione.<br \/>Infine, ci troveremo ad affrontare l&#8217;esercizio del bilancio comune: un tema che, ci porter\u00e0 a toccare con mano, quasi a misurare, il livello di ambizione dell&#8217;Unione nei prossimi sette anni.<br \/>Noi auspichiamo vivamente che il bilancio comune possa espandersi, nonostante la Brexit, grazie anche ad ulteriori risorse proprie.<br \/>Vanno individuati e posti al centro delle politiche i &#8220;beni pubblici europei&#8221;, da tutelare e sviluppare: quali la sicurezza interna ed esterna, la difesa, l&#8217;ambiente, una convergenza economica fra Paesi membri che rafforzi l&#8217;occupazione, sviluppando, in concreto, il solido &#8220;pilastro sociale&#8221;, individuato nel vertice di G\u00f6teborg.<br \/>La solidariet\u00e0 si costruisce con le interconnessioni e l&#8217;interdipendenza: reti infrastrutturali e dei trasporti; reti energetiche e di tlc; reti di istruzione, universitarie e di ricerca; reti e programmi di innovazione tecnologica (si pensi a Galileo).<br \/>L&#8217;Italia si \u00e8 sforzata di esprimere su questi temi posizioni equilibrate, inserite in un quadro di rafforzamento dei vincoli di solidariet\u00e0 fra Paesi membri e di affermazione dei ruoli della Commissione e del Parlamento Europeo, quadro al quale non intendiamo rinunciare.<\/p>\n<p>Signor Presidente,<br \/>vorrei concludere questo mio intervento citando Stefan Zweig, un raffinato scrittore austriaco, che, mentre infuriavano i combattimenti della prima Guerra Mondiale, scriveva: &#8220;il grande monumento all&#8217;unit\u00e0 spirituale d&#8217;Europa \u00e8 andato in rovina, i costruttori si sono smarriti. Esistono ancora i suoi merli, ancora si ergono sopra il mondo confuso i suoi codici invisibili, tuttavia, senza uno sforzo comune, manutentore e perseverante, essa cadr\u00e0 nell&#8217;oblio&#8221;.<br \/>Ancora oggi queste parole suonano come un monito. Sta a noi, e solo a noi, raccoglierlo.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Signor Presidente d&#8217;Irlanda,Signor Presidente dell&#8217;Istituto Universitario Europeo,Autorit\u00e0,Signore e Signori, Parlare dell&#8217;unione dell&#8217;Europa rappresenta di per s\u00e9, oggi, una sfida.Nel turbamento del mondo, quanto apparirebbe necessario il ruolo di equilibrio svolto da un concerto di 27 Paesi, tanto si mostra ampio il divario tra l&#8217;essere e il dover essere di un&#8217;ampia comunit\u00e0 che trova la sua [&hellip;]","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"tags":[29],"class_list":["post-2309","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","tag-n"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ambnewdelhi.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2309","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ambnewdelhi.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ambnewdelhi.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ambnewdelhi.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ambnewdelhi.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2309"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/ambnewdelhi.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2309\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ambnewdelhi.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2309"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ambnewdelhi.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2309"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}